Recensione 021: di Mr Renton
Questo splendido progetto romano,
partito dal 2005, proietta a noi carnivori delle sette note, un
pasto completo metabolizzante, ricco di Britain e fottuta
dimestichezza nel suonare bene.
Nell’attivo un solo Ep del 2008,
chiamato appunto con il nome della band. Vantano l’apertura ai
concerti di gruppi del calibro dei The Wombats, Foals e chi ne ha
più ne metta, portano avanti con esplicita romanità, un beat dal
suono antico e nuovo nello stesso tempo, perché alla fine, diciamo
la verità, a fare indie ormai sono capaci anche i sassi, ma fatto
in questo modo ti viene voglia di muoverti soltanto a tempo di
esagerata e fantastica alternanza strumentale.
Si apre il tutto con “oh boy“:
durante la durata del pezzo si è da prima rapiti da una spiaggetta
californiana, la quale, trasformata dalle tastiere in una di quelle
di ostia, si rinuncia al bermuda, alle infradito, ai supplì di
mezzogiorno per arrivare nella spiaggia stessa nel modo più scomodo
di tutti, provateci voi ad arrivare al mare in stivali e calzoni
stretti, nelle cuffie Damon Albarn è soltanto l’ennesimo cantante
di amici, i coatti passano con i motorini, ti fissano, ti prendono
in giro, tu sorridi perché porti una bandiera, loro soltanto
volantini.
Con “before today become tonight“, si riesce ad intuire il motivo per cui questi insoliti romani hanno
aperto i concerti a band che abbiamo citato prima, non c’ è
niente che porti all’Italia, a parte il momento finale del pezzo,
in cui esce fuori il tipico suono da rissa romana, ma all’inizio,
mandati letteralmente a fanculo da una simpatica signorina
appartenente al codice di Albion, si descrive in pieno l’attività
elettrica del cervello nell’essere storditi, bottiglie su
bottiglie trasparenti lungo il cranio, emorragie notturne, flebo
mattutine, Ph-acido, specchietti orizzontali e male di amore.
Non è Brasile, non è Germania, è
suono da citofono, concerto sotto la finestra ma non nel dimostrare
la propria inaffettività o scusante in particolare, quando qualcuno
si muove qualcun altro resta fermo, ma bisogna comunque ricordare alla
popolazione che la voce è definita come suono o rumore e anche se
si è bugiardi, almeno c’è la consapevolezza dell‘esprimerlo, questo è “great liar“.
In “sorry about the things“ il
ricordo di begbie in trainspotting vi potrà sembrare la più vicina
somiglianza al gattino delle vecchie suonerie Nokia. Steso su un
bancone si aspetta l’ennesima pinta, l’altro davanti ti parla e
te rispondi si a qualsiasi cosa, ti ritrovi parcheggiato il più
lontano possibile da casa, in tasca una foto di te che urini di
fronte ad una Police Station e poi…. Ohohohohohohoh.
“Why did yor love fall apart“,
quante volte si pensa al mestiere di vetraio, l’A.M.A. diventa un
istituzione nel raccogliere i pezzi per strada, cuori abbandonati in
un angolo senza cani per far pena a nessuno, la mano non resta tesa, la gente porta allo stadio Olimpico la tua faccia e la prende a
calci, la musica la gente non sa neanche dove è di casa, ti guardi
intorno, canti a lei le sue paure, cade qualcosa, i tagli sotto ai
piedi sono molteplici ma non servono cerotti, non tocca mai far
cucire prima le ferite .
Questo è un gruppo che permette alla
musica Creative Commons di volare alto, le major stanno bene dove
stanno.
Mica ci sono piaciuti nooooooooooooooo???????????
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