domenica 30 ottobre 2011

Kevlar Project

Recensione  020: di Mr Gasperino

E' proprio vero, qui a NartraradioRoma si trattano solo artisti che ci piacciono e ci suscitano emozioni. Ed è così, che da tempo giravo e rigiravo per trovare  qualche formazione musicale su cui scrivere. Non trovandone, avevo appeso la tastiera del mio computer al chiodo.
Me ne stavo tranquillo, guardando i nostri contatti internet, quando (dal nostro pagina Facebook) qualcuno bussa:
                     - Toc! Toc!!  c'è qualcuno?
                     - Si sono qui!
                     - Ciao noi siamo una formazione romana.
                     - Ciao, come posso esservi utile?
                     - Dove possiamo mandarvi i nostri demo?
Sbrigate le formalità del caso è giunto, in redazione, il materiale dei Kevlar Project. Lo preso e lo messo lì, da una parte. Poi, dopo un po di tempo, li ho ascoltati ed ecco che è tornata in me la voglia di scrivere nuovamente per qualcuno che mi emozionasse.
Bene, che stiamo parlando di una Band romana, già lo scritto, ma ciò che ancora non ho detto che ci troviamo difronte ad una formazione indipendente che esprime il proprio talento artistico attraverso il Grunge/Rock. Preso per assioma il fatto che non amo affatto etichettare gli artisti con i generi, se si pensa al Grunge inevitabilmente ci vengono in mente i Nirvana, i Ten o i Pearl Jam. In realtà credo che ogni gruppo può esprimere la propria arte attraverso le proprie idee e quella di questa band a me ha entusiasmato. 
Nascono dalle ceneri di un'altra formazione i Kevlar Project, calpestato i palcoscenici  dell'Italia centrale,  dopo la perdita del basso, la band, si trova a dover rivedere il proprio assetto armonico. Il trio (Daniele, Marco e Stefano)  due chitarre, due voci e una batteria, ci presentano una compattezza sonora. 
Escono con un primo cd alla fine del 2010 composto da tre canzoni. Se è vero il detto che recita il buongiorno si vede dal mattino, sono state sufficienti solo tre traccie per spingermi a raccontarvi di questa formazione che presenta testi in italiano.

Divorare l'aria: Questa è la traccia meglio riuscita ed inizia con un riff di chitarra dove fa da apripista agli altri due componenti che sapientemente riempiono anche l'assenza del basso. Testo metafisico che rende un'idea precisa e costringente come restare intrappolati in una bolla di sapone. [Video]

Captivus daemonis: il secondo brano non nasconde un passato hardrock  della band che ci conduce piacevolmente in una melodia armonica della voce.

Nemmeno Giuda: in questa canzone emergono le continue tentazioni che il protagonista di questa traccia si trova a combattere, il desiderio e il coraggio di non cedere per paura del dolore, sono il sunto di questa traccia esegutia magistralmente dai tre.

Chitarre imponenti e ritmica precisa.
Arangiamenti ben studiati.
Testi riflessivi e mai banali dove ermeticamente ogni traccia esprime un concetto ben più profondo che va al di là delle parole.
Ottimo progetto da sostenere, incentivare e seguire.

Il loro contatto myspace.
La loro pagina Facebook

venerdì 14 ottobre 2011

Gli amici imborghesiti


Recensione 019: di Mr Renton


Gruppo nato a Roma nel 2008. 
Composto elenco/telefonicamente da:
Biagio De Angelis: voce
Vittorio Belvisi: chitarra
Massimiliano Di Bacco: batteria
Andrea Cristallini: “crystal” guitar
Elio Cerchiara: basso
 

Giochi di chitarre alla Strokes e voce parentelistica ad Edoardo Bennato , suonano il motivetto che si ascolta dall’altra parte del muro della propria stanza e cantano quello che è appeso nella stessa. 

"Suicidiosincrasia": è una metafora drogata, di cui fa parte del viaggio una sottile ironia da cappuccetto nero, fallo con le mani, con la bocca o con la bottiglia di vetro poggiata sul marciapiede, all’interno la voce del cantante pronta ad aiutarti al gesto.

“La voglia“: in questa traccia c’è un ideale spiegazione etimologica del vocabolo del titolo, come se fosse il nome di uno stabilimento degli anni ’60, ma stavolta non si è venuti con le vespe e con il ciuffo, non si ha la voglia, se ne resta anche lei tranquilla sotto nuvole a forma di sole.

“L’impercettibile disimpegno“: il testo con rima alternata, racconta la visione artistica di vari personaggi animaleschi animati,  tra cani, furetti e canguri che si bevono latte e mescalina nella savana, ci si trasforma pure noi in qualsiasi reazione chimica di quell’angolo del cervello di uno degli animali.

“Il paradosso del drago“: qui la cosa è semplice, ci si trova in un ristorante cinese di periferia, dove di fronte si litiga con la propria ragazza, e non si vuole più parlare perché tra il dire e il fare a volte si vuole solo dormire su reti metalliche fatte di do e re e mi e fa (tributo finale agli ac/dc) ti fa! 

“La noia“: quando ci si annoia, si lasciano andare le dita su tazze di caffè con sopra disegnate il proprio volto, si canta in modi diversi, ci si fa lo shampoo con i propri difetti e il barattolo dello zucchero è ovviamente vuoto o al banco dei pegni . 

“Gli altri”: qui si costruisce nella personale area di quartiere mentale, palazzi sulla via dell’abuso esistenziale e il datore di lavoro è soltanto il tuo gemello che ti costringe a fare i turni più assurdi. 

L'imborghesimento non c’entra niente, lo studio degli strumenti non ci interessa, ne i telegiornali o le citazioni, ci si sente imborghesiti anche soltanto avendo la fortuna di avere un tetto sopra la testa e lo si dice, senza problema e con parole alla giacca e cravatta.

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