venerdì 14 ottobre 2011

Gli amici imborghesiti


Recensione 019: di Mr Renton


Gruppo nato a Roma nel 2008. 
Composto elenco/telefonicamente da:
Biagio De Angelis: voce
Vittorio Belvisi: chitarra
Massimiliano Di Bacco: batteria
Andrea Cristallini: “crystal” guitar
Elio Cerchiara: basso
 

Giochi di chitarre alla Strokes e voce parentelistica ad Edoardo Bennato , suonano il motivetto che si ascolta dall’altra parte del muro della propria stanza e cantano quello che è appeso nella stessa. 

"Suicidiosincrasia": è una metafora drogata, di cui fa parte del viaggio una sottile ironia da cappuccetto nero, fallo con le mani, con la bocca o con la bottiglia di vetro poggiata sul marciapiede, all’interno la voce del cantante pronta ad aiutarti al gesto.

“La voglia“: in questa traccia c’è un ideale spiegazione etimologica del vocabolo del titolo, come se fosse il nome di uno stabilimento degli anni ’60, ma stavolta non si è venuti con le vespe e con il ciuffo, non si ha la voglia, se ne resta anche lei tranquilla sotto nuvole a forma di sole.

“L’impercettibile disimpegno“: il testo con rima alternata, racconta la visione artistica di vari personaggi animaleschi animati,  tra cani, furetti e canguri che si bevono latte e mescalina nella savana, ci si trasforma pure noi in qualsiasi reazione chimica di quell’angolo del cervello di uno degli animali.

“Il paradosso del drago“: qui la cosa è semplice, ci si trova in un ristorante cinese di periferia, dove di fronte si litiga con la propria ragazza, e non si vuole più parlare perché tra il dire e il fare a volte si vuole solo dormire su reti metalliche fatte di do e re e mi e fa (tributo finale agli ac/dc) ti fa! 

“La noia“: quando ci si annoia, si lasciano andare le dita su tazze di caffè con sopra disegnate il proprio volto, si canta in modi diversi, ci si fa lo shampoo con i propri difetti e il barattolo dello zucchero è ovviamente vuoto o al banco dei pegni . 

“Gli altri”: qui si costruisce nella personale area di quartiere mentale, palazzi sulla via dell’abuso esistenziale e il datore di lavoro è soltanto il tuo gemello che ti costringe a fare i turni più assurdi. 

L'imborghesimento non c’entra niente, lo studio degli strumenti non ci interessa, ne i telegiornali o le citazioni, ci si sente imborghesiti anche soltanto avendo la fortuna di avere un tetto sopra la testa e lo si dice, senza problema e con parole alla giacca e cravatta.

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