Recensione 019: di Mr Renton

Gruppo nato a Roma nel 2008.
Composto
elenco/telefonicamente da:
Biagio De Angelis: voce
Vittorio Belvisi: chitarra
Massimiliano Di Bacco: batteria
Andrea Cristallini: “crystal”
guitar
Elio Cerchiara: basso
Giochi di chitarre alla Strokes e voce
parentelistica ad Edoardo Bennato , suonano il motivetto che si
ascolta dall’altra parte del muro della propria stanza e cantano
quello che è appeso nella stessa.
"Suicidiosincrasia": è una
metafora drogata, di cui fa parte del viaggio una sottile ironia da
cappuccetto nero, fallo con le mani, con la bocca o con la
bottiglia di vetro poggiata sul marciapiede, all’interno la voce
del cantante pronta ad aiutarti al gesto.
“La voglia“: in questa traccia
c’è un ideale spiegazione etimologica del vocabolo del titolo,
come se fosse il nome di uno stabilimento degli anni ’60, ma
stavolta non si è venuti con le vespe e con il ciuffo, non si ha la
voglia, se ne resta anche lei tranquilla sotto nuvole a forma di
sole.
“L’impercettibile disimpegno“:
il testo con rima alternata, racconta la visione artistica di vari
personaggi animaleschi animati, tra cani, furetti e canguri che
si bevono latte e mescalina nella savana, ci si trasforma pure noi
in qualsiasi reazione chimica di quell’angolo del cervello di uno
degli animali.
“Il paradosso del drago“: qui la
cosa è semplice, ci si trova in un ristorante cinese di periferia,
dove di fronte si litiga con la propria ragazza, e non si vuole più
parlare perché tra il dire e il fare a volte si vuole solo dormire
su reti metalliche fatte di do e re e mi e fa (tributo finale agli
ac/dc) ti fa!
“La noia“: quando ci si annoia,
si lasciano andare le dita su tazze di caffè con sopra disegnate il
proprio volto, si canta in modi diversi, ci si fa lo shampoo con i
propri difetti e il barattolo dello zucchero è ovviamente vuoto o al
banco dei pegni .
“Gli altri”: qui si costruisce
nella personale area di quartiere mentale, palazzi sulla via
dell’abuso esistenziale e il datore di lavoro è soltanto il tuo
gemello che ti costringe a fare i turni più assurdi.
L'imborghesimento non c’entra
niente, lo studio degli strumenti non ci interessa, ne i
telegiornali o le citazioni, ci si sente imborghesiti anche soltanto
avendo la fortuna di avere un tetto sopra la testa e lo si dice,
senza problema e con parole alla giacca e cravatta.
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